Le domande di tuo figlio ti mettono in difficoltà? Vorresti avere una metodologia per gestire con successo le sue entrate a gamba tesa e facilitare il suo apprendimento? eccoti servito 🙂

Uno dei modi migliori per insegnare è la modalità dialogica. Una possibilità consiste proprio nell’incoraggiare i bambini a fare domande.

Un buon genitore o educatore è prima di tutto dotato di una qualità non proprio diffusissima:

l’essere “ASKABLE”

Con questa parola si intende la disponibilità a ricevere quesiti: una persona che accoglie le domande con gioia.

mmm… so che stai storcendo il naso e pensando

“e chi me lo dà il tempo e le energie?”

Hai ragione,  per risolvere il problema gestione tempo ed energie ho ideato dei corsi dedicati. In questa sede cerchiamo solo di discutere gli effetti e le conseguenze di particolari pratiche, di cui è utile avere consapevolezza.

Per facilitare l’apprendimento è necessario che l’adulto, sia esso un insegnante o un genitore, svolga quella che viene definita mediazione dell’esperienza.

Se si porta un bambino in gita in un museo senza mediazione, non avviene reale interiorizzazione delle nuove acquisizioni all’interno degli schemi preesistenti del bambino.

I bambini con le loro domande cercano questa mediazione.

Sternberg ha individuato 7 livelli di risposta che tipicamente vengono offerti ai bambini a caccia di soluzioni ai loro quesiti. Eccoli di seguito in ordine di evoluzione in termini di efficacia ed efficienza. Vediamo insieme i loro pro e contro:

1° livello di risposta: rifiutare la domanda

Quando si risponde così, il messaggio che passa al bambino, il comando prescrittivo indiretto è quello di TACERE. Questo può capitare se si giudica inopportuno, irritante o stupido un quesito posto dal bambino. Questa modalità (mai opportuna) è anche causa di moltissimi problemi psicologici in cui può incorrere il bambino, oltre a non incentivare il suo apprendimento. Infatti imparerà a non fare domande e a bloccare il suo pensiero iniziando a credere che:

“quello che penso è sbagliato”

2° livello di risposta: rispondere riaffermando la domanda

Sono delle risposte tautologiche ad esempio:

B: “perchè le persone in Italia mangiano la pasta?”

G: “perchè sono italiani”

Spesso non si è consapevoli di fornire risposte vuote che trasformano una domanda in una affermazione. Talvolta è un modo per mal celare la propria ignoranza su un fatto e proteggere la propria immagine evitando di scatenerare il proprio imbarazzo.

Tuttavia a questo livello, come si potrà evincere facilmente, non avviene alcun apprendimento. Il bambino verrà invece scoraggiato nel fare domande, appiattito e deprivato nella sua logica di pensiero.

3° livello di risposta: ammettere la propria ignoranza e dare qualche informazione

La più comune risposta di questa categoria è “non lo so“. Può essere utile per fornire il messaggio che gli adulti non sanno tutto, pertanto normalizzare il fatto che non c’è niente di male nel non sapere qualcosa. Sicuramente meglio di rispondere a casaccio senza sapere la risposta. Può essere di livello leggermente superiore se la risposta viene preceduta da qualcosa del tipo “bella domanda“, “mi fa piacere che tu me lo chieda“. In questo modo si rinforza la curiosità e la produzione di domande da parte del bambino.

4° livello di risposta: incoraggiare o cercare risposte da fonti di informazione autorevoli

Da questa modalità i bambini possono imparare che è possibile andare a caccia di informazioni e risposte se non le si conoscono. Se la ricerca viene fatta dall’adulto, il bambino imparerà che le risposte si possono trovare, ma che può farlo qualcun altro al loro posto. In questo modo verranno sostituiti da altri delegando e trasformandosi in esseri passivi (ovvero nessun apprendimento + bassa auto-efficacia). Viceversa, se li si stimola ad assumersi la responsabilità del proprio apprendimento si incrementa la loro auto-efficacia.

5° livello di risposta: fornire spiegazioni alternative

In questo caso si offrono delle opzioni di risposte possibili, in caso di incertezza o multi-fattorialità e complessità di risposta. Per esempio si può rispondere alla domanda “perchè si prende la febbre?” con “potrebbe essere un virus, oppure freddo, oppure stress ” etc.

Così facendo il bambino impara che anche in situazioni apparentemente semplici possono sussistere diverse ipotesi e possibilità. Questo può incoraggiare a formulare e cercare più ipotesi, potenziando la capacità di ragionamento. Si può invitare a formulare attivamente le proprie ipotesi invece che offrire le proprie. In questo modo l’apprendimento sarà più attivo e pertanto più potente.

6° livello di risposta: stimolare spiegazioni alternative e mezzi per valutarle

Non ci si limita ad offrire alternative, ma si invita a produrre criteri per valutare le diverse opzioni a disposizione. In questo modo i bambini possono imparare non solo a generare alternative, ma anche modalità per verificarle. La regola è sempre quella della passività/attività: più sarà stimolato il loro pensiero, più l’apprendimento sarà profondo e la capacità di apprendere e risolvere problemi rinforzata.

 7° livello di risposta: stimolare spiegazioni alternative, mezzi per valutarle e prove decisive di verifica

Infine, nell’ultimo livello si guida il bimbo (ma anche adolescente…ma anche adulto) a fare il ricercatore e mettere su degli esperimenti che possano validare o confutare le ipotesi. Per esempio si può stabilire perchè gli italiani parlano con diversi accenti attraverso un’analisi storica in modo da testare se l’ipotesi risiede in una differenza biologica o culturale (ovviamente questo problema non è per bambini piccoli).

8° livello di risposta: suggerire di cercare su google o yahoo answers

Questo livello non è descritto da Sternberg, l’ho aggiunto io 🙂 (è una sotto-categoria del livello 4 ma ha un impatto diverso).

In effetti oggi ognuno di noi ha a disposizione internet per trovare informazioni. Questo che può sembrare un vantaggio, mette invece in risalto come sia più importante la capacità di ragionare correttamente, di valutazione e critica molto più che la raccolta di informazioni  o nozioni vuote che non siamo in grado di comprendere e contestualizzare. Infatti, molti problemi psicologici, hanno in comune come causa l’eccesso di ricerca di informazioni in assenza di criteri adeguati di valutazione.  Pensiamo ad esempio all’ipocondriaco che può farsi auto-diagnosi infinite. Inoltre su internet, trovandosi tutto e il contrario di tutto, si genera un effetto di azzeramento della conoscenza se, appunto, non viene supportata da capacità critica e pre-conoscenze adeguate (vedi la necessità della mediazione dell’esperienza). Anche valutare che non si è la persona adatta per valutare è un’abilità fondamentale, quando la risposta è talmente complessa che richiede il consulto da uno specialista. Oggi a causa della googolite facilmente si pensa che si possa diventare esperti in 4 click.

Come abbiamo visto questi 7 livelli  (+1) di risposta conducono ad un estremo di apprendimento passivo o assente ad uno attivo, analitico, creativo e pratico.

Il livello 7, in particolare, riesce ad essere flessibile rispetto ai diversi tipi di intelligenza dei ragazzi (esistono diversi tipi di intelligenza, eh già).

Per dare questo livello di risposta, spesso i genitori dichiarano di non aver tempo o risorse, perlomeno non per tutte le volte che viene rivolta loro una domanda dal figlio. Il dato rilevato dalle ricerche è che i figli di genitori che appartengono ad un livello socio-economico alto, ricevono in media un livello di risposte qualitativamente superiore dai propri genitori.

Quello che mi trova perfettamente d’accordo con Robert Sternberg, un pilastro dello studio dell’ intelligenza e dell’apprendimento a livello mondiale,  è pensare che c’è una cosa molto facile che sicuramente genitori e insegnanti possono fare di buono  per aiutare i propri ragazzi a sviluppare la loro intelligenza e competenza:

CONSIDERARE SERIAMENTE LE DOMANDE DEI BAMBINI E VOLGERLE IN PREZIOSE OPPORTUNITA’ PER STIMOLARE IL PENSIERO E L’APPRENDIMENTO

Per concludere, esistono tanti livelli risposta da dare ai propri figli (ma non solo!!) su cui dovremmo porre la nostra attenzione perchè possono avere conseguenze potentissime sia in termini positivi che negativi sulla crescita di tuo figlio (o allievo).

Questi 7 elencati non concludono le modalità di risposte possibili, ne esistono di ancora più potenti e avanzate (che possono essere apprese nei miei corsi GENITORI EVOLUTI e INSEGNANTI EVOLUTI).

Ma anche imparando solo a implementare maggiormente i livelli 5-6-7  ( di cui la 8 diventa uno strumento tra quelli da imparare ad usare) i risultati possono essere sorprendenti, non solo in termini di capacità di apprendimento, ma anche e soprattutto nei termini della RELAZIONE che si costruirà con i propri bambini: una relazione solida, nutriente e validante delle peculiarità specifiche del bambino.

Ultimo suggerimento è quello di evitare l’eccesso opposto, ovvero incalzare il bambino a fare domande o bombardarlo di domande in modo competitivo e valutativo. l’effetto in questo caso sarà deleterio e inibente, mettendo il bimbo in uno stato di allarmismo e paura di sbagliare.

E tu cosa ne pensi? Quali problemi incontri nella comunicazione con tuo figlio  o con i tuoi allievi?

per approfondimenti:
 

 

 

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Il Dr Emilio Gerboni è Psicologo-Psicoterapeuta, formatore e Coach. ideatore del modello di Psicologia Evoluta, dirige i centri nelle sedi di Bologna e Pescara. Specialista in Psicoterapia Breve Strategica, Ipnosi Ericksoniana, EMDR, Schema Therapy e Psicoterapia Evolutiva. E' inoltre un songwriter con all'attivo due dischi e varie collaborazioni musicali.

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