Uno degli aspetti auto-evidenti della vita, ma della cui ovvietà poco gioviamo o acquisiamo consapevolezza con la dovuta profondità, è il fatto che ci sono tematiche di cui non possiamo fare a meno di occuparci, pena la sofferenza. Quando dico occuparci non intendo preoccuparcene, ma creare un piano d’azione funzionale e risolutivo che determina un rapporto ottimale con il tema in questione.

Ripeterò questo concetto più volte in altri post perché è fondamentale.

Uno di questi ambiti è la nostra FORMA FISICA. Spesso alla forma fisica si associa il discorso sull’alimentazione e/o sul movimento. Qualche volta vengono messi in relazione, non sempre si fa riferimento ad altri fattori.

In questo articolo metto in evidenza 11 errori fatali che il 90% delle persone commettono, non per forza tutti insieme, magari qualcuno, anche se spesso sono correlati ed uno conseguenza dell’altro.

Vediamoli inisieme:

1. Porsi come obiettivo un aspetto che è incompatibile con la propria costituzione fisica

A seguito di modelli di estetica che vengono proposti dai media come canoni di bellezza da perseguire, la maggior parte delle persone cerca di costringere il proprio corpo ad “entrare” in delle caratteristiche che, per così dire, non gli competono. Pare ovvio che se fossi alto 1,90 m e il canone di bellezza fosse 1,60 m cercare di schiacciarmi o camminare in ginocchio o addirittura segarmi qualche osso per accorciarmi sarebbe a dir poco ridicolo. Eppure se si osserva bene, molte persone cercano di fare proprio questo.

Ciò dipende da una deformazione percettiva di sè stessi o di una vera e propria cecità e rifiuto di quello che siamo che ci induce ossessivamente a trovare una via, qualsiasi via per ficcare il nostro benedetto corpo nella taglia desiderata. Risultano pertanto ovvie da questa logica operazioni chirurgiche e trattamenti estremi come bendaggi gastrici, liposuzioni etc.

Ma cercare di cambiare se stessi vuol dire cercare di essere un’altra persona che non si è, ovvero rifiutarsi, che è l’esatto opposto del prendersi cura di sé e dell’accettarsi. Nulla di buono può nascere da un tentativo impossibile (perché non si può essere che se stessi).

2. adottare una dieta senza movimento

Non dovrebbe richiedere molte spiegazioni questo secondo punto. Restringere la propria dieta senza muoversi riduce in gran parte i benefici della riduzione alimentare fino a un punto dove non ci sono più benefici. Le conseguenze sarebbero pertanto ridotta efficacia e calo della motivazione. Inoltre il movimento dovrebbe essere considerato parte della dieta stessa.

3. adottare una dieta come restrizione alimentare non personalizzata

Premessa del punto 3 è che con il termine dieta si associa troppo spesso una riduzione alimentare quando invece potrebbe comportare un incremento dei quantitativi di cibo per pasto e altre variazioni che non si riferiscono alla quantità. Adottare una dieta standardizzata, che non tenga conto dei nostri gusti, del nostro stile di vita, dei nostri obiettivi e motivazioni, della tipologia costituzionale (vedi punto 1) può avere solo risultati mediocri e essere rischiosa in quanto non equilibrata nel far fronte ai nostri effettivi bisogni nutritivi, energetici ed emozionali.

Per questo è corretto farsi seguire da specialisti che siano in grado di tenere conto di questi fattori. Un equipè composta da Psicologo/nutrizionista/personal trainer in sintonia e sinergia risulta il top dell’efficacia (qualora competenti oltre che in linea tra loro)

4. adottare un regime alimentare senza aver sviluppato la capacità di controllare il cibo

Modificare le proprie abitudini non è una cosa facile. E’ invece una cosa delicata che va fatta con criteri precisi. Ogni nostra abitudine è concatenata alle altre un pò come il cubo di rubik. Inoltre richiede una procedura ottimale affinchè il processo si consolidi senza farci crollare. Ritornare al punto di partenza, come nel MONOPOLI, non è mai un’esperienza esaltante. Pensa ad esempio ai tentativi di smettere di fumare (qui l’errore tralaltro è di trattare una dipendenza come un’abitudine) o per restare in tema, fare diete, riprendere peso più volte come una fisarmonica fino ad arrendersi. Per queste ragioni prima di decidere di adottare una dieta bisogna sedurre la propria natura e guidarla verso la capacità di poter scegliere i propri regimi alimentari, dolcemente, così come si dovesse domare un purosangue sbizzarrito e solo allora farlo andare all’andatura desiderata.

5. Selezionare un attività fisica non equilibrata rispetto al regime alimentare (e agli obiettivi)

La scelta dell’attività fisica è spesso sottovalutata. Sicuramente la scelta adeguata è quella che viene messa in atto. Detto questo come nel punto 4 non si considera l’idea che ci può essere un percorso che mi porta dall’attività desiderata e adeguata che sia graduale. Se mi piace la corsa probabilmente sarebbe il caso di iniziare con la camminata e regolare nel frattempo l’alimentazione. Un altro aspetto è quello che, anche se avessi una cyclette in casa, se il mio obiettivo fosse quello di snellire le coscie, sarebbe il caso di rinunciare alla cyclette e cercare un’attività più consona all’obiettivo e compatibile con il mio gusto e lo stile di vita.

6. pianificare solo sul breve/medio periodo (al massimo)

Spesso l’intenzione di intervenire sulla propria forma fisica è motivata da un impellente impulso del tipo “PROVA COSTUME”, prima della quale il bisogno o la necessità di perdere peso non è percepita ed altrettanto velocemente scompare nel momento in cui l’impellenza svanisce (fine dell’estate nell’esempio… o prima in caso di insuccesso ormai irreparabile).  Questo comporta non solo lo svanire della motivazione, non solo lo svanire delle azioni messe in atto da questa motivazione, ma anche la pianificazione di azioni che siano efficienti sul breve termine SENZA PENSARE al lungo termine.

In questo modo non si scelgono soluzioni ma momentanei rimedi che finiscono per alimentare il problema ulteriormente.

7. Focalizzarsi su proprietà nutritive e caloriche, sul peso e distinguere tra cibi buoni e cattivi

Rendere troppo scientifico o pseudo-scientifico o meglio ancora COGNITIVO il proprio approccio a qualcosa che è in relazione con parti di noi poco scientifiche e molto EMOTIVE, vuol dire fallimento assicurato e anche sofferto.

L’essere eccessivamente ossessivi nei confronti del controllo delle proprietà o della misurazione ha un effetto paralizzante e genera desiderio di trasgredire, o peggio, paura del cibo e incremento dello stress. Inoltre ci fa perdere di vista l’obiettivo per concentrarci su dettagli che dovrebbero interessare più a un biologo ricercatore che a noi nel quotidiano.

8. imporsi un piano eccessivamente rigido

Questo punto è legato al precedente. Ciò che aggiunge è che un buon piano deve prevedere all’interno dello stesso delle trasgressioni e delle concessioni, se non proprio essere così calibrato sulla persona da risultare assolutamente naturale e soddisfacente.

9. Concentrarsi esclusivamente su movimento e alimentazione

Questo errore frequentissimo sposta l’attenzione dalla causa al sintomo. Senza tener conto dei fattori di stress che ci inducono ad adottare stili di vita malsani, l’insuccesso è garantito. Questo perchè le abitudini scorrette sono provocate dai problemi sottostanti come palliativo o tampone. Se ad esempio mangiando sedo la mia rabbia, senza mangiare dovrei trovare un modo diverso di gestire la rabbia, pena una sicura ricaduta verso il cibo. Dietro molti squilibri alimentari si celano poi problematiche psicologiche come traumi subiti o incapacità relazionali sulle quali bisogna intervenire per poter effettivamente acquisire un buon rapporto con cibo e movimento.

10.  Considerare il proprio aspetto solo in base al fattore dimagrimento

Un altro errore frequentissimo è quello di basare il parametro del successo della dieta, esclusivamente sulla misura del DIMAGRIMENTO  raggiunto e non su un parametro di salute più generale e personalizzato. Se baso il mio dimagrimento sulla mia percezione di essere dimagrito, rischio di alterare la mia taratura e distorcere i risultati effettivi raggiunti. Anche se fossi soddisfatto del dimagrimento questo non coinciderebbe con i ben più ampi concetti di salute e bellezza, riducendosi ad essere bensì una vera e propria ossessione.

11. Non calibrare il proprio regime alimentare e di movimento in base ai cambiamenti del ciclo di vita

Una dieta che funziona in un certo momento della nostra vita, non vuol dire che possa mantenersi sempre uguale in certi momenti dell’anno, in seguito ad eventi particolari (es. un infortunio), né tantomeno al sopraggiungere di cambiamenti più importanti che accompagnano passaggi critici del ciclo di vita.

Un esempio lampante è quello della menopausa dove il corpo subisce delle trasformazioni e delle variazioni ormonali specifiche che vanno gestite in modo diverso dal punto di vista alimentare e del movimento.

La parola flessibilità è fondamentale per riuscire ad ottenere un effetto di mantenimento costante della forma fisica desiderata, raggiunta o da raggiungere.

Se pensiamo ad una imbarcazione, credo sia evidente come per rimanere in rotta dovremmo costantemente calibrare il nostro timone. La stessa idea è valida per mantenere in rotta la nostra forma fisica e di tutte le aree più importanti della nostra vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il Dr Emilio Gerboni è Psicologo-Psicoterapeuta, formatore e Coach. ideatore del modello di Psicologia Evoluta, dirige i centri nelle sedi di Bologna e Pescara. Specialista in Psicoterapia Breve Strategica, Ipnosi Ericksoniana, EMDR, Schema Therapy e Psicoterapia Evolutiva. E' inoltre un songwriter con all'attivo due dischi e varie collaborazioni musicali.

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