La Mia Storia

 

Secondo di tre figli, cresco tra l’incudine e il martello. Le caratteristiche che per questo sviluppai per sopravvivere furono la capacità di mediare, del compromesso, dovetti anche imparare a cedere, a farmi indietro, pensare ai bisogni e sentimenti degli altri quasi prima che ai miei.

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Mi ricordo di essere sempre stato molto socievole ma timido, sensibile e dotato di uno spiccato modo di pensare non ordinario tanto da essere spesso considerato “pazzariello”, vivace e fantasioso e anche esuberante nelle mie gag divertenti e un po’ (molto) sceme.

Ero un bambino che svolgeva con facilità e naturalezza compiti considerati complicati dai più, ma che poi si perdeva in un bicchiere d’acqua su attività banali e quotidiane soprattutto di ordine pratico.

Non credo sia cambiato molto da allora, se non una capacità di saper pilotare chi sono, invece che subirmi, essere diventato mio amico piuttosto che temermi. Saper gestire punti di forza e trasformare in risorse i punti deboli. Del resto uno dei principi del cambiamento strategico recita così: “cambiare costantemente rimanendo se stessi”.

Il principale motore che mi ha spinto all’azione e a ottenere quelli che considero i miei migliori traguardi è stato quello che potrebbe essere considerato (e in certi momenti lo è stato) un punto debole:

sentirmi e accettarmi come una persona FRAGILE.

Alla faccia di chi insegue l’autostima tutta la vita 🙂

Tuttavia non è proprio preciso dire questo. E’ stato il mio atteggiamento verso la mia fragilità a modificarsi. Ho sempre avuto l’impulso a superarmi proprio laddove mi sentivo (ed ero obiettivamente) inferiore. Ed anche questo continuo a farlo.

Il peggio l’ho dato laddove mi sono vergognato di quelle che consideravo delle inferiorità rendendole veramente dei punti deboli.

Alla fine della fiera i nostri peggiori nemici rischiamo di essere proprio noi stessi.

Per dare un’idea di tutto questo all’età di sei anni frequentando il catechismo mi diedero un esercizio nel quale dovevo completare la seguente frase:

“vorrei incontrare tutti i giorni ……………….”

Io risposi “i miei cugini”, con i quali mi divertivo molto a giocare all’epoca, ma a quanto pare la risposta esatta era “Gesù”. Rimasi molto male di sentirmi sgridare perché avevo sbagliato, come se fossi un bambino cattivo, ma nonostante avessi solo 6 anni all’epoca, qualcosa già mi diceva che ad avere formulato male la questione non fossi io.

In particolare avevo una spiccata sensibilità e osservazione verso quelle che consideravo modalità dannose adottate dagli educatori, che fossero genitori, insegnanti, adulti in genere, maestri di musica, allenatori sportivi.

Ricordo distintamente come questa caratteristica mi accompagna fin da piccolo.

Ovviamente non avevo gli strumenti per farci qualcosa di quelle  osservazioni. Fatto sta che però avevo idea che si potesse fare diversamente e meglio.

Inoltre mi sono sempre divertito a fare da talent scout. Vedevo nelle persone talenti e potenzialità che loro stessi non vedevano e mi divertivo a pensare, e talvolta concretamente ad aiutare a svilupparli con dei suggerimenti, con l’incoraggiamento, dando fiducia, permettendo di esprimersi liberamente. Del resto avevo più volte provato sulla mia pelle quanto fosse fastidioso e doloroso ascoltare persone che non capiscono né ascoltano veramente le tue idee e con superficialità le cassano brutalmente.

Aiutare gli altri era un po’ come prendersi cura di me stesso. Del resto anch’io sentivo di avere capacità inespresse, grandi potenzialità che facevano fatica a trovare la luce. Avevo sviluppato la tendenza a evitare di mettermi in primo piano, per timore di ferire i sentimenti altrui e questo mi aveva parzialmente impedito di addestrare di quelle stesse abilità. In seguito ho scoperto come mettersi in luce è il modo migliore per far brillare gli altri.

Un aspetto che mi ha sempre fatto soffrire è stato quello di osservare come gli adulti cercavano in tutti i modi di scegliere al posto dei ragazzi anche quando era palesemente errato sia lo scegliere al posto loro, che la scelta su cui spingevano. Da qui capiì che aiutare non vuol dire forzare le scelte delle persone ma aiutarli a sviluppare la loro capacità di saper scegliere per loro stessi, mettere le persone nelle condizioni ottimali per esprimersi.

Crescendo fui deluso dalla scuola, deluso dagli adulti, dalle promesse non mantenute, dalle ipocrisie evidenti, e da tante cose che non capivo nel loro comportamento.

Forse per questo mi appassionai alla Psicologia, volevo comprendere quei meccanismi che mi sfuggivano, volevo padroneggiarli per aiutare gli altri e me stesso. E anche attraversando periodi di sconforto, invece che arrendermi, ormai deluso da tutte le presunte guide che sembravano indirizzarmi dove loro volevano e non dove era meglio per me, decisi di diventare la mia guida personale, l’unica di cui ero sicuro di potermi fidare. Decisi anche di aiutare gli altri a trovare la loro guida interiore.

All’università però ancora mi scontrai con delle conoscenze ufficiali che non mi convincevano del tutto. Pochi strumenti pratici e teorie contorte che non mi coinvolgevano.

Solo alla conclusione del mio percorso di studi mi sentii finalmente libero di poter esplorare tutto quello che esisteva, per poter dare risposta alle mie domande.

Avevo la convinzione che ci fosse un modo di entrare nella mente e nel cuore delle persone, come se ognuno possedesse un codice, una particolare combinazione, che se fosse stata quella giusta avrebbe spalancato la porta del cambiamento in tempi rapidi. Del resto è la stessa cosa che accade quando ci si scorda la password della propria posta elettronica diciamo: si fanno dei tentativi a vuoto, poi in un attimo si inserisce quella giusta e finalmente, altrettanto rapidamente, si accede alla propria casella.

Iniziai pertanto a documentarmi su tutti gli approcci terapeutici esistenti e prevalenti per comprenderne la teoria e la logica operativa. In realtà da questo momento in poi  non smisi più di studiare continuamente tutte le scienze, dalla sociologia all’antropologia, dal marketing all’economia, alla ricerca di spunti che mi aiutassero a rispondere ai quesiti che si affollavano nella mia mente.

Ogni approccio psicologico forniva elementi interessanti ma nessuno mi convinceva fino in fondo. Psicoterapia Umanistico-esistenziale, Analisi Transazionale, Cognitivo-comportamentale, PNL, Sistemico-relazionale, Psicosintesi, terapia della Gestalt, la bioenergetica, i vari approcci psicodinamici etc.

Questo fino a quando mi imbattei nell’approccio breve strategico di Palo Alto, il modello di Paul Watzlawick importato e sviluppato in Italia dal Prof. Giorgio Nardone, di cui poi diventai allievo per poi specializzarmi nel 2009 in Terapia Breve Strategica.

In questa intervista ci sono più dettagli sui fatti che mi hanno portato verso La scuola di Arezzo:

Da questa profonda formazione acquisii un rigore metodologico, strumenti pratici, “combinazioni” sistematizzate per particolari classi di problemi e la capacità di adattare il mio stile comunicativo all’interlocutore  in modo da ottenere le risposte desiderate. Questo fu possibile anche espandendo il mio repertorio di atteggiamenti, come ad esempio la capacità di essere più direttivo e “duro” all’occorrenza, in contrapposizione alla mia predisposizione alla morbidezza.

In sostanza rimisi in equilibrio la bilancia del mio essere, che nel mio caso era sbilanciata sulla creatività più che sul rigore, precisione e disciplina, e sulla morbidezza più che sulla fermezza. Dal piglio dell’artista (quale sono effettivamente, infatti sono anche un cantante/musicista/autore) ero ora passato al piglio del professionista.

Se prima avevo ottime intenzioni, ottime intuizioni e contenuti, ma pochi strumenti per dargli forma ed esprimerli con efficacia, ora avevo anche quelli oltre che una mappa più ampia, conoscenze più dettagliate e una chiara direzione.

Dopo tre anni di affiliazione al centro di terapia strategica di Arezzo decisi di fondare il Centro Specialistico di Psicologia Strategica cambiamentodue.

 Questo perché sentivo di voler espandere e dare ulteriormente forma al mio personale pensiero che si andava sviluppando spontaneamente, man mano che incontravo, anche nella pratica clinica, alcune situazioni che mi chiedevano di più. Per cui bisognava andare oltre.

Per questo mi sono avvicinato al modello del Prof. Giulio Cesare Giacobbe, la Psicoterapia Evolutiva, dal quale sono stato abilitato nel 2013 come primo Terapeuta (Uomo) in Italia.

Mi sono specializzato in Ipnosi Ericksoniana con il Prof. Camillo Loriedo nel Novembre del 2014, e ho intrapreso un percorso corporeo individuale con il grande attore, maestro e formatore di teatro Matteo Belli.

Nel 2015 mi sono specializzato in Schema Therapy, un modello evoluto della terapia cognitivo-comportamentale, intervento elettivo per problematiche legate alla personalità.

Tutto questo mi ha portato a fondare l’attuale CENTRO DI PSICOLOGIA EVOLUTA, sintesi originale e unica di tutti gli apprendimenti e conseguenti rielaborazioni personali acquisiti in tutti questi anni di studio e pratica.

Ma prima di concludere questo breve excursus, che spero possa darti almeno in parte un pochino l’immagine della persona che ti sta parlando, vorrei fare un passo indietro.

Una delle mie idee di scienza è quella dell’unificazione delle conoscenze, e non di “parrocchie” diverse che si contendono, ognuna con i suoi dogmi, il primato una sull’altra. In Psicologia sta avvenendo qualcosa del genere. Ma io ritengo che essere troppo legati ad un modello va contro questa mia convinzione. Per questo non ho mai rinnegato o scartato le intuizioni di grandi pensatori di tutte le scuole di psicologia, di cui ho cercato di assimilare quelle che mi sembravano le loro migliori idee, la loro essenza.

Credo che la migliore misura di un modello terapeutico riguardi soprattutto la persona che emerge dalla formazione come terapeuta, perché sarà questa persona poi a generare risultati terapeutici eccellenti o scadenti, e non il metodo da lui utilizzato.

Una delle mie motivazioni fondamentali che genera una grande passione e coinvolgimento nel mio lavoro è quella di poter permettere alle persone di evitare tutte le vie tortuose e gli errori che inevitabilmente ho commesso lungo il percorso, accelerando così il cammino e riducendo la sofferenza, talvolta superflua.

Il mio sogno è quello di aiutare il mondo a formare persone migliori, quel tipo di persone che ti fanno venire voglia di gridare che il mondo è un bel luogo dove vivere, cercando di essere anch’io una di quelle.  

Penso che ogni percorso di evoluzione dovrebbe facilitare la formazione di quel tipo di persona autentica e capace di agire nella realtà in modo efficace, eticamente ineccepibile e pienamente sviluppata nei suoi talenti così come in costante affinamento.

Nel mio linguaggio: aiutare a diventare la versione migliore di se stessi.

per info sulle sedi di ricevimento clicca sui link sotto, puoi scegliere la pillola rossa o quella blu, andrà bene in ogni caso 🙂

Psicologo BolognaPsicologo Pescara

 

 

 

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