Tutto era tornato normale, anzi, forse come mai era stato prima.

Riscoprire il piacere di sentirsi sereni, leggeri e addirittura capaci di godere maggiormente delle piccole cose, di quei dettagli della vita che prima trascuravi.

Che stupido che eri stato in passato.

Come potevi sottovalutare la bellezza e l’importanza di alcune aspetti della vita? Tutto ti sembra più bello e amplificato e ti avvolge in un’euforia da capodanno. Dopo un periodo così lungo di sofferenza, dove avevi perso quasi del tutto la speranza, ricominciare a vivere è una gioia più grande di vincere 6.000.000 di euro al superenalotto (ehm….vabbè si fa per dire…presto scriverò un articolo sulla dipendenza dal gioco d’azzardo 🙂 ). Ma in sottofondo una vocina ti dice che questa pace potrebbe finire da un momento all’altro, che presto il mostro tornerà a farsi sentire, a rovinarti la vita, a riportarti nell’incubo. Ma un’altra molto più forte invece la contrasta:

“basta essere paranoici! viviamoci questo benedetto presente come insegnano tutti i guru dell’universo!”

E così decidi di seppellire quella vocina ed andare avanti senza curartene, perchè la paura che l’incubo torni è molto più grande della paura di non saperlo affrontare nel caso in cui tornasse. Solo il fatto di mettere in conto un suo possibile ritorno ti fa impazzire. Il tuo desiderio più grande è quello di essertene liberato per sempre e di volerti dimenticare di lui in tutti i modi, come se non ci fosse mai stato, come se non dovesse mai più tornare per tutto il resto della tua vita.

Ed è in questo modo che, senza saperlo, crei le premesse affinchè il mostro torni e ti trovi indifeso, disarmato, pronto ad essere colto di sorpresa.

E si sa come faccia male un pugno presto quando non sei in guardia. Ma hai passato tutto quel tempo in allerta, che il solo pensiero di essere pronto a tutto ti angoscia. E così come ogni classico finale di film horror che si rispetti, quando tutto sembra ormai essere apposto, ecco che invece il mostro ritorna ad uccidere e questa volta non ci sono superstiti. Ha vinto. di nuovo. Spazzando via il protagonista del film: TU.

Ecco in forma narrativa/introspettiva il processo a cui ho dato il nome di EFFETTO NIGHTMARE. 

L’ho chiamato così, principalmente per tre ragioni, in primo luogo perchè “nightmare” si traduce in italiano con “incubo“, in secondo luogo perchè la struttura dei film horror ricalca quasi perfettamente la struttura di questo processo mentale che conduce ad una ricaduta del proprio problema psicologico. In terzo luogo perchè è il “soprannome” e titolo della mia serie di film horror preferita, quella dedicata al mitico FREDDY KRUEGER.

Non credo tu non conosca il personaggio, ma in pratica era un maniaco sfigurato dalle ustioni che dopo la sua morte, aveva la capacità di rivivere negli incubi delle persone e, causando la morte all’interno dell’incubo, ucciderle nella realtà. Direi una discreta metafora dei problemi psicologici…

E’ una situazione che ho visto molto frequentemente nei miei studi di Bologna e Pescara, che proprio per questo voglio condividere per prevenirla.

Ad esempio, una mia impaziente recentemente mi ha ricontattato dopo esserci visti per il follow-up dopo 6 mesi, nel quale mi aveva detto che tutto andava bene. Dopo qualche giorno dall’incontro però aveva auto una ricaduta in un attacco di panico, che non aveva ormai da mesi e ai quali aveva quasi smesso di pensare.

Siccome il meccanismo della paura è subdolo, ha creato una sorta di amnesia di tutto il lavoro che avevamo fatto e semplicemente lei si è trovata disarmata nel momento in cui si è accorta che l’incubo sembrava dare segnali di tornare (ed essendo impreparata ciò ha contribuito a generare e amplificare il panico). Questo però mi ha  condotto a ricostruire come si è riavviato il processo e permettermi di andare ancora più in profondità nel livello di funzionamento della persona in modo da aiutarla a stare ancora meglio.

Con un passo indietro se ne fanno due avanti.

Ma vediamo analiticamente i passi per cadere nell’EFFETTO NIGHTMARE:

  1. Ho un problema psicologico/relazionale
  2. acquisisco gli strumenti per risolverlo e li applico
  3. la situazione migliora ed il problema non si ripresenta più
  4. INIZIO A SPERARE di non voler mai più rivivere quella situazione
  5. mi comporto COME SE non mi fosse mai capitato e non mi dovesse mai più ricapitare
  6. di fronte a SENSAZIONI O DINAMICHE che ASSOMIGLIANO (minimamente o mediamente) vado in TILT
  7. ripristino il COPIONE CHE GENERAVA IL PROBLEMA e mi ci aveva condotto, invece di applicare la soluzione

LA SOLUZIONE a tutto questo è la stessa che naturalmente ad altre situazioni applichiamo senza problemi:

AVERE FIDUCIA NELLA TUA CAPACITA’ DI AFFRONTARE IL PROBLEMA E NON SPERARE NELLA SUA ASSENZA

come dico sempre:

Facciamo qualche esempio. Dopo che ti sei sfamato, non credo che il giorno dopo nel momento in cui sentissi di nuovo la sensazione di fame, urleresti:

“Pensavo di essermene liberato di quella maledetta sensazione di appetito! nooooo!”

Quando il rubinetto del lavandino si rompe, lo fai aggiustare. Se dopo qualche mese si rompesse di nuovo, non penso tu grideresti:

“Pensavo non si sarebbe mai più rotto di nuovo!! noooooo!!! sono stato truffato! allora NON SI ERA AGGIUSTATO VERAMENTE!”

Ecco vedi, lo sapevo che dicevi che lo potresti pensare…… va bene rispondo alle tue obiezioni. Psicologia Personale Evoluta-3   Quello che sto dicendo è che bisogna acquisire il corretto processo di MANUTENZIONE di uno STATO DESIDERATO così come se mi voglio mantenere in equilibrio sulla bicicletta dovrò continuare a pedalare. Senza contare che la strada può presentare ostacoli diversi che potrebbero rendere più complesso per me riuscire a continuare a pedalare. Ma bisogna imparare a farlo nelle più diverse condizioni del territorio che affrontiamo.

bambino che va in bicicletta a rotelle su una strada del parco

bambino che va in bicicletta a rotelle su una strada del parco

Se siamo in discesa per un pò la bici continuerà ad andare ma a un certo punto l’inerzia positiva finirà e ci fermeremo nuovamente. Prevenire l’effetto NIGHTMARE vuol dire quindi che se sono riuscito ad uccidere il FREDDY KRUEGER della situazione non devo entrare nello stato  “e vissero felici e contenti ma in quello “saprei come ucciderlo se tornasse, intanto mi godo la vita“.

E tu come ti poni di fronte ai problemi che hai risolto? qual è il tuo atteggiamento? Aspetto i tuoi commenti. Alla tua Evoluzione!

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Il Dr Emilio Gerboni è Psicologo-Psicoterapeuta, formatore e Coach. ideatore del modello di Psicologia Evoluta, dirige i centri nelle sedi di Bologna e Pescara. Specialista in Psicoterapia Breve Strategica, Ipnosi Ericksoniana, EMDR, Schema Therapy e Psicoterapia Evolutiva. E' inoltre un songwriter con all'attivo due dischi e varie collaborazioni musicali.

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